Un borgo medievale, culla d’arte, di fede e di plurisecolari tradizioni artigiane, dall’alto di un placido colle domina un ameno territorio. Quest’ultimo, ora ricoperto da foreste, ora increspato da selvaggi calanchi, ora sapientemente coltivato, ospita, a propria volta, luoghi dal profondo fascino e dalla grande storia.

Siamo a Ficulle, incantevole centro dell’ovest dell’Umbria, in provincia di Terni. A metà strada fra Città della Pieve e Orvieto, questa cittadina del “cuore verde” d’Italia, posta ad appena dieci chilometri dal casello autostradale di Fabro e servita da una delle principali stazioni ferroviarie sulla linea Firenze-Roma, è agevolmente raggiungibile dal resto della penisola. Divenendo, in tal modo, uno dei borghi più consigliati da visitare al centro del belpaese.

Una storia plurisecolare

Centro antichissimo, verosimilmente di origine etrusca (come confermato dai reperti sepolcrali rinvenuti presso le numerose grotte presenti nei dintorni), Ficulle accrebbe la propria rilevanza in epoca romana, quale avamposto d’avvistamento lungo la via Traiana Nova.

Il maestoso torrione meridionale di Ficulle

Fu, tuttavia, in età medievale che il borgo si sviluppò. Fortificato nel XIII secolo, divenne castello (con il nome di Castrum Ficullensis) del contado di Orvieto. E furono le due storiche famiglie egemoni di quest’ultima a dominare, a lungo, Ficulle: dapprima i Filippeschi; quindi i Monaldeschi, dopo la loro definitiva affermazione nel 1313.

La sua posizione strategica, a ridosso del confine con i possedimenti dei conti di Marsciano, rese Ficulle sede di ripetuti scontri fra questi e i Monaldeschi. I primi la espugnarono, saccheggiandola, nel 1351, ma non riuscirono a strapparla al dominio di Orvieto. E, quando nel 1416 tale città fu assoggettata allo Stato della Chiesa, Ficulle ne seguì il destino.

Il lungo periodo di stabilità politica che ne derivò giovò sensibilmente al borgo: entro la sua cinta muraria, ricostruita dal governo pontificio, rifiorirono l’artigianato e i commerci. Attività che – come sarà detto – avrebbero reso Ficulle assai celebre nel resto d’Italia e non solo.

Alla scoperta del borgo medievale

Ficulle ha preservato nei secoli il suo genuino aspetto medievale. Tutt’ora circondato dalle mura, che gli conferiscono una peculiare pianta pseudoellittica, il borgo è dominato dal suo nucleo più antico, Castel Maggiore, con le due rocche poste alle estremità: una, di forma semicircolare, a nord, presso via delle Mura; l’altra, dalla forma circolare e assai imponente, a sud, a ridosso di Porta del Sole.

Il centro storico si sviluppa attorno a corso della Rinascita e alla caratteristica piazzetta, da cui si diramano i suggestivi vicoli che separano i vetusti edifici ficullesi, sovente decorati da manufatti in terracotta o in ferro battuto.

Assai consigliato è percorrere il periplo delle mura castellane, pressoché da ogni punto delle quali si godono incantevoli panorami spazianti fra le boscose colline, nonché i calanchi e le propaggini meridionali della Val di Chiana.

ficulle mura castello

Il lato orientale delle mura castellane

 Viaggio fra i luoghi della fede

Da sempre centro di rilevanza spirituale, Ficulle fu antichissima sede del culto del dio Mitra, assai diffuso anche in Italia prima dell’affermazione del cristianesimo (approfondisci). A conferma di ciò, fu qui rinvenuto un cippo di marmo dedicato a tale divinità, risalente al I secolo d.C. e oggi conservato presso la duecentesca Chiesa di Santa Maria Vecchia.

Santa Maria Vecchia

La Chiesa di Santa Maria Vecchia

Quest’ultima, situata a poche centinaia di metri a sud di Porta del Sole, malgrado la posizione esterna alla cinta muraria, fu a lungo il principale edificio cattolico di Ficulle. Capolavoro architettonico, che unisce elementi tardo-romanici e gotici, presenta un interno pregevolmente arricchito da affreschi (fra cui un Martirio di San Sebastiano del XIV secolo e due seicentesche raffigurazioni del Rosario e della Beata Vergine del Carmelo) e capitelli medievali decorati con bassorilievi.

In pieno centro storico sorge, invece, la Chiesa di Santa Maria Nuova, eretta nel XVII secolo quale sede sussidiaria di Santa Maria Vecchia, ma in breve proclamata nuova collegiata di Ficulle.

L’interno, in evidente stile tardo-rinascimentale, è suddiviso in tre navate e impreziosito da stucchi e finti marmi policromi. Splendidi sono il seicentesco coro ligneo situato dietro l’altare maggiore, nonché le tele raffiguranti l’Ultima cena, i Misteri del Rosario, la Madonna e i Santi, San Luigi Gonzaga e Santa Margherita da Cortona, queste ultime due dalla forma ogivale.

Interessanti sono la Cappella del Santissimo Sacramento e, soprattutto, quella delle Reliquie, ove sono custoditi oltre tremila resti sacri provenienti da una collezione privata.

Peraltro, sotto l’altare maggiore, riposano le spoglie di una martire cristiana, il cui corpo fu rinvenuto presso le catacombe romane di San Lorenzo al Verano e traslato a Ficulle nel 1793. L’identità della donna è rimasta ignota, ma i ficullesi l’hanno associata a Santa Vittoria, qui assai venerata.

Santa Maria Nuova

L’interno della Chiesa di Santa Maria Nuova

Sede di forte devozione cristiana, grazie anche all’operato delle antiche Confraternite del Santissimo Sacramento, del Rosario e della Santissima Trinità, Ficulle ospita infine un santuario: è la Chiesa della Madonna della Maestà, situata a circa mezzo chilometro a sud del centro storico. Il nome dell’edificio, esistente almeno sin dal XVII secolo, trae il proprio nome da un mirabile affresco situato al suo interno: la Madonna col Bambino su un trono di nubi tra Angeli e Santi. Il santuario, assai caro ai ficullesi, è teatro di sentite celebrazioni, che si tengono il 21 novembre di ogni anno.

In giro per il territorio ficullese

Situato in uno dei luoghi di maggior fascino dell’Umbria, non distante dalla Toscana meridionale e dall’alto Lazio, il territorio ficullese appare come un mosaico di aree assai diverse tra loro, fra boschi, agri e calanchi.

La parte orientale, che guarda verso il cuore dell’Umbria, è per lo più ammantata da verdissime foreste, le quali hanno talora preservato luoghi dalla millenaria storia. Uno di essi è l’Abbazia di San Niccolò al Monte Orvietano, risalente al 1007: ad erigerla, quale locale sede della Congregazione camaldolese, fu lo stesso san Romualdo, fondatore dell’Ordine. Passata in proprietà, nel 1118, ai Bulgarelli di Parrano, nel medesimo periodo vi indossò l’abito monacale il celebre giurista Graziano (di cui Ficulle si contende il ruolo di luogo natale con la toscana Chiusi, in provincia di Siena), padre del diritto canonico. Fortificata dai Bulgarelli (nel frattempo divenuti “conti di Marsciano”), l’Abbazia fu conquistata dai Monaldeschi (precisamente dal ramo “della Vipera”) nel XV secolo.

Autentico capolavoro gotico, l’edifico ospita un interno pavimentato in cotto e con pareti in pietra a facciavista, intervallate da un cinquecentesco affresco raffigurante la Crocifissione con Maria e i santi Barnaba, Nicola, Giovanni Apostolo e Maria Maddalena.

Un altro gioiello medievale ficullese sorge, invece, nella porzione sudoccidentale del territorio comunale. È il Castello della Sala, antica roccaforte dei Monaldeschi della Vipera, eretta nel 1350 e a lungo teatro di lotte prima coi conti di Marsciano e, successivamente, con gli altri rami (della Cervara, del Cane e dell’Aquila) in cui si era divisa la nobile casata orvietana. Donato al Duomo di Orvieto nel 1516, il Castello della Sala andò incontro ad un lungo declino, terminato solo agli inizi del Novecento: in tale periodo, fu acquistato e ristrutturato dai marchesi Antinori, che lo trasformarono in tenuta per la produzione del vino (destinazione che mantiene tutt’oggi).

Castello della Sala

Il Castello della Sala

La struttura, ben visibile anche a distanza per via del bel palazzo signorile e soprattutto del possente torrione cilindrico, è ingentilita da un rigoglioso giardino, oltre che dalle vaste cantine presenti nei sotterranei.

Luogo imperdibile per il proprio singolare fascino è, altresì, l’area dei calanchi, che si estende, oltre che nel territorio ficullese, anche nei vicini comuni di Fabro e di Allerona.

Antico fondale del mare che ricopriva l’area in era pliocenica, oggi si contraddistingue per l’alta concentrazione di argilla, calcare e arenaria nel terreno, che rendono quest’ultimo assai soggetto all’erosione da parte dell’aria e dell’acqua. Boschi e terreni coltivati (spesso dalla forte pendenza) si alternano a grotte e a dirupi, ove il suolo ha ceduto all’azione degli agenti atmosferici, creando scorci mozzafiato.

Una terra di genuini sapori

La presenza dei calanchi non deve indurre a reputare il territorio ficullese povero e infertile. Anzi, il suolo locale, sia per la conformazione collinare sia per le relative proprietà, consente plurime colture, su tutte quelle della vite e dell’olivo.

Fra i luoghi ove assaporare tali prodotti, può senz’altro rammentarsi la Tenuta Vitalonga. Immersa fra i colli e i calanchi a sud-ovest di Ficulle, produce eccellenti vini rossi e chardonnay, apprezzabili, insieme all’olio EVO biologico e ad altre prelibatezze alimentari locali (fra cui tartufi, funghi, legumi e selvaggina), in apposite degustazioni organizzate presso l’Osteria della struttura. Oltre a fornire pure ospitalità ai visitatori, la Tenuta Vitalonga offre un percorso attraverso la storia locale, grazie alla presenza di un orto medievale, di grotte utilizzate sin dall’epoca etrusca (e impiegate come cantine fino al XIX secolo), nonché della ricostruzione di un vigneto a vite maritata: quest’ultima è una modalità di coltivazione risalente proprio agli Etruschi e consistente nell’utilizzare, quale sostegno per la pianta, un albero vivo.

Vini della Tenuta Vitalonga

Vini della Tenuta Vitalonga

Il suolo ficullese assurge anche a sede ideale per la coltivazione del grano.

In tal senso, si segnala l’Azienda La Gumera, impegnata nella produzione di tale cereale, oltre che di olio, ortaggi e altre colture di rotazione, secondo criteri biologici. Il grano (duro o tenero) è poi trasformato, mediante una tradizionale macinatura a pietra, in farina, a propria volta impiegata per la realizzazione di prodotti quali pane e pasta trafilata al bronzo.

Farina e pasta

Farina e pasta dell’Azienda La Gumera

Il borgo dei vasai e dei fabbri

Borgo dalla lunga storia, Ficulle è culla di tradizioni artigiane che da secoli le rendono lustro in tutto il mondo. Su tutte, se ne ergono due: la lavorazione del ferro battuto e la produzione delle ceramiche.

L’arte fabbrile si è evoluta nel tempo, accostando, alla realizzazione di oggetti d’uso comune, quella di veri e propri capolavori artistici. In tale ultima attività è specializzato Riccardo Paoletti della citata Azienda La Gumera, la quale, dunque, affianca alla produzione agroalimentare una delle principali tradizioni artigiane ficullesi.

Dal canto proprio, la lavorazione delle ceramiche (qui comunemente chiamate “cocci”) riveste un ruolo di primissimo piano nello sviluppo e, persino, nell’identità culturale di Ficulle.

Ciò, a partire dal toponimo. Una leggenda locale lo riconduce al nome della città romana di Ficulea, ex abitanti della quale avrebbero fondato Ficulle. Secondo un’altra versione, il  borgo trarrebbe la denominazione dall’albero del fico, peraltro raffigurato nello stemma civico. Ma la tesi più accreditata riconduce “Ficulle” al termine latino figulus, cioè vasaio.

In effetti, fonti storiche documentano la locale arte della ceramica almeno sin dal XIV secolo, mentre le più antiche collezioni di manufatti risalgono al XVII secolo. Oltre alla perizia e al continuo perfezionamento dell’arte dei locali cocciai, allo sviluppo di tale attività artigiana ha senz’altro contribuito la consistente presenza di argilla presso i locali calanchi.

Fra i tradizionali oggetti in ceramica locali ne figurano alcuni, concepiti per soddisfare le esigenze della vita quotidiana, che nel tempo hanno assunto curiose denominazioni: fra essi il broccuccio, la panata e la truffa, recipienti per l’acqua, il vino e l’olio; la stufarola, pentola utilizzata per le zuppe; la pignatta, impiegata per cucinare durante la mietitura nei campi; il pignatto, usato per la cottura dei cibi al fuoco; e il focone e la pretina, deputati a contenere tizzoni di carbone ardenti per riscaldare, rispettivamente, la camera da letto o il solo giaciglio. Da segnalare sono poi i caratteristici fischietti in terracotta, tradizionalmente modellati ad assumere la forma di animali.

Pur divenuta oggi un’attività di nicchia, la produzione delle ceramiche continua a vivere e ad essere valorizzata a Ficulle.

Fra gli operatori locali, è senz’altro degno di menzione Fabio Fattorini, storico mastro vasaio, che nella propria attività ultra trentennale realizza manufatti per l’uso quotidiano, unendo la tradizione artistica alle moderne esigenze. Fra le produzioni della relativa bottega si segnalano, in particolare, le ceramiche con decorazioni policrome mediante ingobbio, sgocciolatura o maculazione in cobalto oppure in ossido di rame o di manganese, che conferiscono ai manufatti un notevole fascino.

Si ringraziano per l’ospitalità la Tenuta Vitalonga, l’Azienda La Gumera e Fabio Fattorini.
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